Coronavirus - Interpretazione uso voucher e caparre

  • 25/03/2020

Stimatissimi colleghi,

mi rendo conto che in questi giorni di incertezza la confusione regna sovrana.

Spero di fare cosa utile commentando la circolare 375 inviata in data 18 marzo 2020 avente per oggetto: coronavirus – facsimile di voucher – articolo 88, decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 (Gazzetta Ufficiale 17 marzo 2020, n. 70).

Premetto che i ragionamenti che seguiranno si basano unicamente sulla interpretazione delle circolari e lo scambio di opinioni con altri colleghi e/o liberi professionisti. Purtroppo, ad oggi, un documento interpretativo ufficiale non è disponibile.

Con questa disposizione il legislatore ha in animo di fornire uno strumento alternativo alla restituzione di denari “già incassati” da parte delle strutture alberghiere nei confronti dei clienti, con il fine ultimo di arginare l’emorragia di liquidità.

Inizio col dire che il “già incassati” non è di poca importanza. Ad esempio, chi ha delegato l’incasso dei propri servizi alle OTA (Online Travel Agency) - la virtual card di booking.com - non mi risulta che possa opporsi in nessun modo alla restituzione della somma.

Tutti saprete ormai che le OTA, in modo unilaterale, hanno deciso di rimborsare il cliente indipendentemente dalla tipologia di camera prenotata (rimborsabile o non rimborsabile).

Se i denari sono stati fisicamente incassati si aprono due scenari: rimborsare o non rimborsare.

Se decidete di rimborsare il discorso è chiaro.

Nel secondo caso, i portali hanno minacciato di anticipare loro la restituzione verso il cliente e di rivalersi addebitando gli importi sulla prima fattura utile. Al momento, non pare diano seguito alle disposizioni di legge del governo italiano e non accettino come contropartita i voucher.

In questo caso l’unico modo per impedirlo è chiedere alla banca di sospendere il Rid verso i portali stessi.

Dare risposte circa i tour operator tradizionali è piuttosto complicato perché ciascuno ha un proprio contratto e proprie condizioni che andrebbero verificate caso per caso, contratto per contratto. I voucher potrebbero essere una possibile soluzione.

Nei rapporti albergatori-privati, distinguerei due scenari: le caparre per soggiorni estivi lontani nel tempo e rientranti nelle politiche di cancellazione e le caparre o gli anticipi riguardanti soggiorni nei periodi di febbraio marzo e aprile.

Nel primo caso credo che fare opposizione sia assolutamente controproducente.

Immaginiamo il cliente di Bergamo che ha prenotato con caparra la settimana di ferragosto e che oggi spaventato, richieda la restituzione della stessa. Negarlo o proporre un voucher ritengo possa essere assolutamente controproducente.

Inserisco un altro elemento: la caparra confirmatoria (anche quella penitenziale a dire il vero) presuppone che: se chi ha ricevuto la caparra non dà seguito all’esecuzione del contratto la deve rendere raddoppiata oltre al potenziale risarcimento del danno.

Siamo così certi che saremo in grado di garantire i servizi? Mi riferisco, in particolare, ai buffet delle colazioni, agli all inclusive, all’animazione, all’erogazione di bevande con i distributori ecc.

Nel secondo caso, invece, nel quale gli anticipi o le caparre fossero riferite ad eventi rinviabili (esempio fieri congressi e manifestazioni sportive) la proposta del voucher dovrebbe essere sostenibile.

Concludo ricordando che l'impossibilità sopravvenuta è causa di estinzione dell'obbligazione normata dagli artt. da 1256 a 1258 del Codice Civile italiano, e che le associazioni di consumatori stanno predisponendo class action verso chi, dal loro punto di vista oppone resistenza alla legittima richiesta del cliente a tornare in possesso di somme versate in anticipo per viaggi che non potrà fare per cause non imputabili alla sua volontà.

Spero che queste poche righe possano contribuire a fare un minimo di chiarezza.

Cordiali saluti

Torna indietro

Articoli correlati